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GIOVANNI BOCCACCIO 1506 (Code: )

GIOVANNI BOCCACCIO 1506

L’opera de misser Giouanni Boccacio de mulieribus claris. Venezia: Giovanni Tacuino da Trino, 6 marzo 1506.

In-4° (205x146 mm), [154] c. legate all’inzio 6 carte non numerate con un indice manoscritto. Alla prima carta, silografia a mezza pagina (112x94 mm) con monogramma L che raffigura un trionfo di donne illustri che ha in Lucrezia la sua eroina; altre 105 silografie nel testo (74x61 mm), la maggior parte delle quali è ottenuta tramite l’uso di due legni, uno per lo sfondo e il corpo, l’altro per il viso; numerosi capilettera istoriati. Legatura italiana del XVIII secolo in mezza pelle con angoli, piatti in carta marmorizzata, al dorso, riccamente ornato con fregi in oro, duplice tassello con autore, titolo, luogo e anno di edizione. Tagli rossi. Provenienza: Gaetano Melzi? (segnatura al contropiatto). Ottimo esemplare, alcune piccole macchie, due forellini di tarlo nel margine bianco esterno delle ultime dieci carte e uno strappetto nel margine bianco di una carta.

Prima edizione del volgarizzamento di Vincenzo Bagli del De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio. Il testo consiste in 104 biografie di donne celebri che si susseguono in maniera pressoché cronologica, da Eva alla regina Giovanna di Napoli. Composta tra il 1360 e il 1362 e poi ampliata e rimaneggiata a lungo negli anni successivi, l’opera, ispirata per ammissione dello stesso Boccaccio al De viris illustribus di Petrarca, ha le proprire fonti nelle opere di Ovidio, Virgilio, Valerio Massimo e anche Tacito che probabilmente era sconosciuto a Petrarca. Si tratta di un genere erudito fortemente ispi- rato ai modelli della letteratura esemplare, connotato da una narrazione dotta e moraleggiante, mai priva però della piacevolezza e dei toni dilettevoli tipici della scrittura di Boccaccio. «Nella solitudine del suo studio, lo scrittore convoca e giudica i grandi della storia, distribuisce apostrofi e invettive, manifesta la sua dottrina, la sua capacità retorica, la sua disposizione moralistica» (F. BRUNI, Boccaccio, Bologna, 1990, p. 465). E l’intento di Boccaccio è proprio quello di «catalogare» ed esaltare donne accomunate dalla celebrità, raggiunta con l’ingegno, per «insolite virtù» o «eccezionale depravazione», ed è un’opera che consola la donna, allieta e propone utili insegnamenti e modelli di comportamento. Boccaccio presenta donne virtuose acanto a donne che ottennero la propria fama per l’audacia, la forza del carattere, per dono di natura e per i casi della fortuna o per essere state causa generatrice di imprese straordinarie. Accanto a modelli celebri per virtù religiose appartenenti alla tradizione cristiana ed ebraica, compaiono le donne famose della tradizione pagana, fino all’exemplum della meretrice Leena. Di lei Boccaccio ci dice che: «[…] Leena deve essere aggiunta a così famosa schiera di donne, affinché sia chiaro che non sempre sono connessi a titoli illustri solo gli animi grandi e che la virtù non ripudia nessuno di coloro che la cercano. Così la meretrice Leena sarà lodata come benemerita, per quella parte in cui virtuosamente operò». Novità rivendicata da tale opera è quella della celebrazione e dell’elogio di tante donne del mondo antico che vengono riscattate dall’oblio e sfidano con dignità i modelli di verginità, castità, santità e virtù registrati dalle lettere sacre. Il De mulieribus claris è una produzione del tutto priva di intenti storiografici e parallela ad un’altra raccolta di biografie quale è il De casibus virorum illustrium in cui una serie di ritratti di uomini celebri è spunto per rendere conto della fragilità e instabilità delle vicende e fortune umane. Entrambe le opere godettero di ampia fortuna presso le prime generazioni umanistiche, fortuna che ebbe seguito anche con la nascita della stampa e raggiunse il vertice massimo nel Cinquecento con la consacrazione del Boccaccio a modello per novellistica e trattatistica.

IA 120160; Essling 1505; Sander 1088.


Price: 22 500.00 EUR