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GIROLAMO RUSCELLI (Code: )

GIROLAMO RUSCELLI GIROLAMO RUSCELLI GIROLAMO RUSCELLI

Le imprese illustri con espositioni, et discorsi del s.or Ieronimo Ruscelli. Venezia: Damiano Zenaro, Francesco Rampazetto, 1566.

In-4° (267x195 mm), 566 [ma 570], [2] p., [4] c. di tav., frontespizio architettonico con lo stemma del re di Spagna Filippo II. Al frontespizio e all’ultima carta non numerata la marca tipografica di Damiano Zenaro: una salamandra coronata tra le fiamme con il motto: «Virtuti sic cedit invidia». Capilettera xilografici fitomorfi, zoomorfi e animati all’inizio di ogni capitolo dei tre libri in cui è diviso il testo. 137 incisioni in rame che rappresentano imprese e emblemi di personaggi illustri, di cui 115 in vignette collocate lungo il testo, 17 a piena pagina e 5 incisioni stampate su due pagine. Le incisioni sono di Domenico Zenoi, Niccolò Nelli e Gaspare Padovano. Legatura novecentesca in marocchino bordeaux firmata Bellevallée. Cornice con piccoli fregi in oro a entrambi i piatti. Dorso a scomparti con fregi floreali, filettatura e titolo in oro. Unghiatura fregiata in oro e duplice filettatura in oro ai labbri. Tagli dorati. Provenienza: al frontespizio l’ex libris del cardinale Alessandro d’Este. Ex libris in pelle al contropiatto anteriore con il motto: «Mihi hodie tibi cras» e le iniziali «RP» in oro. Bell’esemplare a pieni margini, alcune gore nelle pagine iniziali e qualche sporadica macchia.

Prima edizione del trattato di Girolamo Ruscelli (Viterbo ca. 1504 - Venezia 1566), in cui si tratta il «nome, l’origine e l’intentione, & le regole di questa bellissima profession dell’imprese» e in cui si raccolgono i «motti, le armi, le insegne, i cimieri, le livree, le cifre figurate, i geroglifici, gli emblemi ». È un manuale di ermeneutica delle imprese, disciplina inaugurata dal Dialogo delle imprese militari e amorose di Paolo Giovio. L’opera di Ruscelli fu accolta così favorevolmente che molti personaggi illustri dell’epoca adattarono le proprie imprese o ne crearono di nuove seguendo gli «avvertimenti » dell’autore. Il Discorso propone infatti una nuova organizzazione della materia incentrata sull’«origine del linguaggio e sulla natura della percezione sensoria» in netta contrapposizione con le tesi di Giovio. Si giunge così da una trattazione storico-aneddotica ad un ordine filosofico e retorico. A Ruscelli va il merito di aver evidenziato «la distinzione e la superiorità dell’impresa rispetto ad altre forme di sintetica espressione del pensiero, sia verbali e iconiche insieme» e «l’efficacia dell’impresa per via del più intenso sfruttamento della potenzialità espressiva derivante dal reciproco rinvio e completamento di senso tra parte verbale e parte figurata ». (G. ARBIZZONI, Un nodo di parole e di cose, Roma 2002, p. 38) Nella dedica al re di Spagna Filippo II,Ruscelli celebra la propria opera «ove primieramente la bellezza, & la varietà dei disegni, che naturalmente suole esser gratissima ad ogni bell’animo, poi lo splendore, & la nobiltà dei nomi dei principi, & d’altre persone illustri, & insieme poi la brevità dell’espositioni, & dei discorsi, che si fanno in ciascuna impresa, la moltitudine dei versi in tante lingue, & finalmente la tanta diversità di soggetti, & di cose in istorie antiche, & moderne, in poesia, in filosofia, in matematiche, in sacra scrittura, in arme, & in amore […] possano darmi speranza, che con la gratia di Dio Santissimo il libro sia per essere letto con vaghezza, & giocondamente da ogni sorte di gentil’animi, & sopra tutto dai principi». Il trattato contiene 99 biografie celebrative di personaggi illustri raccogliendo anche componimenti di altri autori, tra cui Lodovico Dolce, Annibal Caro, Bernardo Tasso, Aldo e Paolo Manuzio. Il volume si chiude con l’impresa di Gerolamo Ruscelli, illustrata da Andrea Menechini. Questa prima edizione fu stampata postuma, ad essa nel 1584 il tipografo senese Francesco de’ Franceschi fece seguire una nuova edizione con l’aggiunta del libro quarto composto del nipote dell’autore Vincenzo. Girolamo Ruscelli fu poligrafo e avventuriero, nonché fondatore a Roma dell’Accademia dello Sdegno. Nel 1548 si stabilì a Venezia dove compilò antologie e raccolte di lettere e rime e scritti su questioni grammaticali e linguistiche; curò edizioni di Petrarca, Boccaccio, Ariosto e l’edizione di Ziletti del Dialogo delle imprese di Giovio e volgarizzò la Geografia di Tolomeo. Il nostro esemplare è appartenuto ad Alessandro d’Este (Ferrara, 1568 - Roma, 1624), terzo cardinale estense, governatore di Tivoli e proprietario di villa d’Este. Figlio di Alfonso marchese di Montecchio, fu uomo di vasta e raffinata cultura letteraria. Cugino ed erede del cardinale Luigi, ottenne la porpora cardinalizia nel 1599 per compensare parzialmente la casa estense privata, l’anno precedente, della signoria di Ferrara.

Cicognara I 1948-1949; Mortimer 449; Brunet IV 1463.


Price: 2 850.00 EUR