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ARCHIMEDE (Code: )

ARCHIMEDE

Archimedis De iis quae vehuntur in aqua libri duo. A Federico Commandino Urbinate in pristinum nitorem restituti, et commentariis illustrati. Bologna: ex officina Alexandri Benacii, 1565.

LEGATO CON: FEDERICO COMMANDINO Federici Commandini Vrbinatis Liber de centro grauitatis solidorum. Bologna: ex officina Alexandri Benacii, 1565.


Due opere rilegate in un volume in-4°(207x143 mm), [4], 45, una bianca, [4], 47, una carta bianca. Numerosi diagrammi e figure geometriche nel testo. Legatura in pergamena del XVII secolo, titolo manoscritto al dorso. Ottimo esemplare, fresco e molto marginoso, qualche lievissima brunitura alle prime carte.

Due prime edizioni rilegate in un volume. La prima è la versione commentata da Federico Commandino del De iis quae vehentur in aqua di Archimede. La tradizione manoscritta delle opere di Archimede si fonda, su due codici databili intorno alla metà del IX secolo donati nel 1266 da Carlo d’Angiò a papa Clemente IV a Viterbo; furono poi copiati e tradotti dal greco per la prima volta dal monaco fiammingo Guglielmo di Moerbeke nel 1269 e dopo di lui da Lorenzo Valla, Jacopo Cremonese, dalla cui traduzione ripresa da Regimontano deriva l’editio princeps del 1544, e infine anche da Angelo Poliziano. Il testo del De iis quae vehentur in aqua è estremamente lacunoso e Commandino, nella lettera di dedica al cardinale Ranuccio Farnese, menziona proprio l’impossibilita di utilizzare un codice contenente il testo greco e implicitamente la necessistà di rifarsi alla traduzione di Guglielmo di Moerbeke; solo infatti nel 1906 lo studioso danese Heiberg ritrovò un nuovo codice contenente il testo archimedeo in forma assai più completa. Questo codice, scoperto in una biblioteca di Istanbul, ha una storia assai romanzesca fatta di furti, scomparse e riapparizioni fino ad una ultima riemersione in un’asta di Christie’s del 1998 quando fu acquisito e donato al Walters Art Museum di Baltimora. Il De iis quae vehentur in aqua è l’opera che fonda la fisica matematica; Archimede enuncia il noto principio della spinta idrostatica: “Qualsiasi solido più leggero di un fluido, se collocato nel fluido, si immergerà in misura tale che il peso del solido sarà uguale al peso del fluido spostato” e inoltre “Un solido più pesante di un fluido, se collocato in esso, discenderà in fondo al fluido e se si peserà il solido nel fluido, risulterà più leggero del suo vero peso e la differenza di peso sarà uguale al peso del fluido spostato”. Viene così introdotto il concetto di peso specifico relativo in precedenza ignorato. Oltre alle proprietà dei fluidi Archimede affronta anche i problemi relativi alla determinazione del centro di gravità dei solidi dimostrando tra l’altro, che l’equilibrio di segmenti paraboloidi immersi in un fluido dipende dal peso specifico relativo del paraboloide e del fluido in cui galleggia: si tratta di un principio assai importante con implicazioni rilevanti nel campo dell’architettura e dell’ingegneria civile; è, inoltre, alla base del criterio di costruzione degli scafi delle navi. Commandino integra le lacune del testo e soprattutto forinsce la prova della seconda proposizione del secondo libro: “In particular the proof of proposition 2 in book II was incompete and Commandino filled it out. One step required knowing the location of the center of gravity of any segment of a parabolic conoid. No ancient treatment of such a problemwas then known, and Commandino’s was the first modern attempt to fill in the gap.” (DSB, III, 364) La seconda opera riunita in questo volume è Liber de centro grauitatis solidorum uno dei trattati più autorevoli sulla meccanica dei solidi e naturale completamento alle indagini di Archimede: in esso Commandino riusciva a determinare il baricentro di alcuni solidi e dei loro tronchi, la piramide e il cono soprattutto, anche se non era in grado di ottenerlo per altri, l’iperboloide e l’elissoide di rotazione, nonostante Archimede avesse già individuato le regole per determinarne il volume. Senza dubbio Commandino, grazie all’ intervento del cardinale Farnese, protettore di entrambi, potè avvalersi anche di suggerimenti e notizie avute da Francesco Maurolico che, proprio in quegli anni, stava preparando un analogo trattato su Archimede. Federico Commandino (Urbino 1509-1575) è una figura centrale in quel processo di diffusione e assimilazione della scienza greca che, iniziato nel corso del XV secolo mediante la traduzione e il recupero filologico dei testi, proseguirà per tutto il secolo successivo e avrà, in pieno Seicento il suo naturale sbocco nella nascita della scienza moderna.


Adams A 1544; Adams C 2467; Riccardi I, 42; DSB I, 239.


Price: 6 900.00 EUR