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ARISTOXENUS (Code: )

ARISTOXENUS

Aristoxeni mvsici antiqviss. Harmonicorvm elementorvm libri III. Cl. Ptolomaei harmonicorum, seu de musica lib. III. Aristotelis de obiecto auditus fragmentum ex Porphyrij commentarijs. Omnia nunc primum latine conscripta et edita ab Ant. Gogauino Grauiensi. Venezia: Vincenzo Valgrisi, 1562.

In-4° (230x160 mm), 165, [3] p. Alcune figure geometriche e tabelle nel testo, all’inizio di ciascun libro belle iniziali animate e fitomorfe di grandezze diverse. Marca tipografica al frontespizio e al verso della penultima carta. Legatura coeva in pergamena rigida con titolo manoscritto al dorso. Provenienza: Louis Godin (nota di possesso manoscritta al frontespizio, datata 1731); Charles Marie La Condamine (timbro al frontespizio); Giacomo Meyerbeer (ex libris al verso del frontespizio). Ottimo esemplare, una lieve gora nel margine delle prime carte, un forellino di tarlo nel margine superiore delle prime otto pagine, alcune interessanti note manoscritte.

Prima edizione degli Elementa Harmonica di Aristosseno, a cui seguono gli Harmonica di Tolomeo, il più completo trattato sulla musica della scuola pitagorica, e due ulteriori trattati sulla teoria musicale, uno di Aristotele – di cui Aristosseno fu uno dei principali allievi – e uno di Porfirio, filosofo neoplatonico allievo di Plotino. Nell’invito al lettore, il traduttore e curatore dell’edizione Antonio Gogavino ci informa del determinante contributo di Gioseffo Zarlino – teorico della musica, compositore e maestro di cappella presso San Marco a Venezia – nella scelta editoriale di presentare in posizione preminente la figura di Aristosseno a confronto con i massimi trattatisti nel settore della musicologia. La musica fu per gli antichi, fino ad Aristosseno (fine IV sec. a.C.), arte della sensazione, del sentimento, del numero e, mentre i Pitagorici si dedicarono alla ricerca dei rapporti numerici tra suoni e Aristotele a indagare le leggi fisiche del suono, Aristosseno andò tracciando le linee costruttive di un organico sistema musicale motivo per il quale viene oggi considerato il vero fondatore della scienza della musica. Il suo intento fu quello di scoprire le leggi che presiedevano alla costruzione delle diverse scale, dei diversi generi, dei diversi modi e delle diverse tonalità elaborando una concezione basata su sensazione, intelletto e memoria. La scienza armonica si occupa di tutta la melodia vocale e strumentale e il suo studio consiste: «primo, nel ben afferrare i fenomeni; secondo, nel distinguere esattamente in essi quelli che vengono prima e quelli che vengono dopo; terzo, nel riconoscerne, quanto conviene, le proprietà essenziali» (Aristoxeni elementa harmonica. Rosetta Da Rios recensuit. Romae: Publicae Officinae Polygraphicae, 1954, pp. 64-65). La scelta editoriale è quella di mettere in contrapposizione le teorie «tradizionali » con quella più innovativa di Aristosseno, autore che tuttavia non aderì mai completamente alle teorie della «musica nuova» elaborate da Timoteo da Mileto. Aristosseno criticava infatti l’abbandono da parte dei suoi contemporanei del genere enarmonico, da lui prediletto, a favore del cromatico e cercava di dare nuovo vigore a una musica ormai lontana dal gusto del pubblico, lamentando il venir meno dell’attenzione ad ogni risvolto etico della produzione musicale. Gli Elementa Harmonica, assieme agli Elementa Rhytmica, sono i soli scritti di Aristosseno ad essere conosciuti per tradizione diretta e probabilmente Antonio Gogavino ne curò l’edizione sul codice Marciano greco 322 (U) risalente al XII secolo. Informazioni biografiche su Aristosseno si traggono significativamente da un articolo della Suda: «figlio di Mnesias, quello chiamato anche Spintharos,musico, di Taranto in Italia. Soggiornò a Mantinea, fu filosofo e dedicatosi alla musica riuscì bene; fu discepolo del padre e di Lampros di Erythrai, poi di Senofilo il pitagorico e infine di Aristotele. Insultò quest’ultimo una volta morto, poiché lasciò come successore nello scolarcato Teofrasto, pur avendo ormai egli grande fama tra gli altri suoi discepoli. Fiorì al tempo di Alessandro e dei suoi successori, ossia a partire dalla 111° Olimpiade. Fu contemporaneo di Dicearco di Messina. Compose opere di musica e di filosofia, di storia e di erudizione di vario genere. E si contano suoi libri fino al numero di 453» (A. VISCONTI, Aristosseno di Taranto. Biografia e formazione spirituale. Études IV. Napoli: Centre Bérard, 1999). Interessante la provenienza del nostro esemplare. La nota di possesso di Louis Godin (Parigi, 1712-Cadice, 1792) e l’ex-libris di Charles Marie de La Condamine (Parigi, 1701-1774) rimandano alla spedizione patrocina- ta dalla Accademia delle Scienze di Parigi in Perù (1735) dove l’astronomo francese Godin e il matematico e naturalista La Condamine furono inviati per svolgere ricerche ed esperimenti scientifici. Il volume, vista la data manoscritta al frontespizio, deve essere appartenuto in prima istanza a Godin, e poi ceduto o venduto al compagno di spedizione al momento della loro separazione, che avvenne quando ancora si trovavano nelle Indie Occidentali. Successivamente il volume fece parte della biblioteca di Giacomo Meyerbeer (1791-1864) celebre pianista e compositore operistico tedesco, massimo esponente di quel genere “Grand-opéra” incentrato su drammi di ambientazione storica, forti situazioni teatrali, fasto di scene e balletti.

Adams A 1973; RISM B V 95; Eitner IV 298.


Price: 8 700.00 EUR